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Dott. Francesco Scaccia
Psicologo Psicoterapeuta
 
Dott. Francesco Scaccia Psicologo
Il Paziente Designato 04.01.2018
paziente designato
paziente designato

I comportamenti problematici di un figlio o i suoi sintomi psicopatologici sono ciò che generalmente spinge una famiglia a chiedere una psicoterapia.

I genitori si rivolgono allo psicologo in cerca di una spiegazione ed una soluzione ai problemi del figlio.

Secondo la teoria sistemico-relazionale, sarebbe un grave errore osservare il soggetto singolo estrapolandolo dal suo contesto di vita, sempre che questo sia possibile farlo.

Ogni individuo, infatti, oltre ad avere una propria identità e personalità distinta, ha anche un ruolo specifico all’interno dei vari sistemi di cui fa parte, primo fra tutti il sistema familiare.

Per comprendere ciò che ha prodotto il sintomo in un figlio, dunque, è essenziale procedere all’osservazione dell’intero gruppo famiglia, dando particolare valore al tipo di interazioni che si creano tra i vari membri del sistema.

Studiare l’intero gruppo familiare permette di individuare quali tipi di transizioni relazionali possono aver portato allo sviluppo del sintomo e che concorrono al suo mantenimento nel tempo.

Dall’osservazione delle transizioni relazionali delle famiglie in cui è presente un figlio problematico è emerso il costrutto di paziente designato.

Il paziente designato è un concetto con il quale si vuole indicare che il funzionamento disfunzionale di un figlio rappresenta, in realtà, un sintomo di una problematica generale del sistema familiare di cui egli fa parte.

Il figlio sintomatico, dunque, è il portavoce della sofferenza che affligge l’intera sua famiglia.

Il paziente designato e i suoi comportamenti disfunzionali hanno una duplice e ambivalente funzione:

  • l’espressione dei sintomi psicopatologici è una richiesta di aiuto per sé e per la propria famiglia. Come effetto secondario, infatti, l’espressione del sintomo di uno porta alla luce il problema più generale del gruppo di cui fa parte.
  • l’espressione del sintomo in un solo membro del gruppo permette allo stesso tempo di nascondere conflitti relazionali presenti tra gli altri membri.

Ogni famiglia ha il costante timore che i rapporti al suo interno possano deteriorarsi e dunque giungere a conclusione.

Questa paura induce spesso le famiglie a tentare di evitare ogni conflitto, con la credenza che discussioni o litigi debbano portare per forza alla fine del rapporto.

Nelle famiglie disfunzionali si assiste proprio ad un continuo tentativo di nascondere e mettere a tacere le posizioni divergenti.

Celare le differenze induce ad un’insufficiente differenziazione tra i vari membri.

Le relazioni familiari nelle famiglie disfunzionali risultano simbiotiche e, di conseguenza, lo stato emotivo di ciascun membro è fortemente influenzato da quello degli altri.
Questo fa sì che ciascuno impegni gran parte delle energie per contenere e gestire i livelli emotivi dei propri familiari, trascurando i propri bisogni e la propria libertà di vita.

Quando in queste famiglie si verifica un aumento di tensione, soprattutto tra i coniugi, l’intero sistema si attiva per scongiurare che la tensione culmini nella rottura del rapporto.

All’interno del sistema familiare le tensioni vengono gestite attraverso alleanze, coalizioni e triangolazioni tra due o più membri del gruppo.

  • coalizione: quando il conflitto coniugale è esplicito, può accadere che un genitore si coalizzi con il figlio contro l’altro genitore. Questa è la struttura più comune che si trova all’interno delle famiglie. Generalmente il figlio si allea al genitore che percepisce come più debole e dunque vittima del partner.
  • triangolazione: ciascun genitore esige che il figlio parteggi per lui contro l’altro. Il figlio si trova così in una situazione di “paralisi” comportamentale, non può scegliere perché parteggiare per un genitore comporterebbe inevitabilmente attaccare l’altro e quindi rischiare di perdere il suo amore.
  • deviazione: attraverso questa modalità di transazione relazionale, le tensioni tra i coniugi vengono deviate verso il figlio. Questo permette di mantenere un’apparente armonia coniugale mentre moglie e marito sono impegnati a gestire i comportamenti problematici del figlio.

Il paziente designato, dunque, non è altro che colui che assume su di sé l’intera sofferenza della sua famiglia, con un tentativo estremo di mantenerne l’unità.

È importante sottolineare che in questa dinamica non è possibile individuare delle vittime e dei colpevoli.

Il processo relazionale che conduce all’emergere di sintomi psicopatologici in un figlio si caratterizza, infatti, per essere un processo circolare:

  • da una parte i genitori cercano di risolvere le proprie difficoltà coniugali coinvolgendo il figlio,
  • dall’altra, il figlio stesso, attraverso un atto sacrificale, sceglie di assumere su di sé la responsabilità di risolvere le difficoltà della sua famiglia.

Nelle famiglie disfunzionali tutti i membri del sistema si attivano direttamente nel cercare di mantenere l’unità ed abbassare i conflitti e le tensioni con conseguente mantenimento del problema.

In realtà, il conflitto permette di esprimere punti di vista differenti, affermare i propri diritti e, soprattutto, offre la possibilità di trovare una soluzione ai problemi presenti.

Assopire il conflitto, invece, non fa altro che mantenere vivo un rancore silenzioso che finisce per ammala le relazioni.

La psicoterapia familiare si assume proprio l’obiettivo di ristrutturare i rapporti all’interno della famiglia.
Questo permettere al conflitto coniugale di emergere e quindi poter trovare finalmente una sua soluzione.

Il figlio paziente designato, non essendoci più la necessità di proteggere la stabilità della propria famiglia, può così ritrovare la libertà di agire in autonomia e smettere di sacrificarsi attraverso il sintomo psicologico.

Dott. Francesco Scaccia
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Bibliografia

  • Bowen M. (19799. Dalla famiglia all’individuo, Casa Editrice Astrolabio.
  • Hoffman L.(1984). Principi di terapia della famiglia, Casa Editrice Astrolabio.
  • Minuchin S. (1976). Famiglie e terapia della famiglia, Casa Editrice Astrolabio.
  • Selvini Palazzoli et al. (1975). Paradosso e controparadosso, Raffaello Cortina Editore.

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