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Dott. Francesco Scaccia
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La Scelta del Partner
È vero che ci innamoriamo
di chi ci ricorda i nostri genitori?
coppia
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La saggezza popolare dice che si sceglie un partner che assomiglia ad uno dei propri genitori.

Sarà capitato a chiunque di sentire dagli amici o in qualche film che gli uomini spesso ricercano in una moglie una seconda madre o che le donne sono alla ricerca di qualcuno che faccia loro da padre.

Questa ipotesi nasce dalle teorie di Sigmund Freud.

Freud ipotizzò che ogni persona durante la propria infanzia andasse incontro ad un particolare processo psichico che egli definì Complesso di Edipo negli uomini e Complesso di Elettra per le donne.

Molto sinteticamente, secondo tale teoria ogni bambino, intorno ai tre anni, svilupperebbe una forte attrazione verso il genitore del sesso opposto e un desiderio di morte verso il genitore dello stesso sesso, vissuto come un rivale in amore.

A causa dei propri sensi di colpa, incestuosi e omicidi, il bambino metterebbe a tacere questi desideri, rimuovendoli dalla propria coscienza e relegandoli nel proprio inconscio.

Tuttavia, poiché è impossibile cancellare un’esperienza psichica dalla mente, tali desideri continuerebbero ad avere un'azione inconscia su di noi spingendoci ad appagarli.

In età adulta, la scelta di un partner permetterebbe finalmente la realizzazione di quei desideri attraverso l'unione con un uomo e una donna simili, sotto alcuni aspetti, ai propri genitori.

Sebbene negli anni le teorie freudiane siano state più volte messe in discussione, la teoria secondo cui la scelta del pattern sia fortemente influenzata dalle esperienze infantili con i propri genitori è ancora oggi accreditata.

La scelta del proprio partner avviene attraverso un processo complesso, dove si intersecano elementi consci ed inconsci.

Se da una parte la scelta avviene sulla base di ciò che consapevolmente desideriamo per noi in una relazione, dall’altra alcuni bisogni di cui si è poco consapevoli possono influenzare la scelta verso partner che apparentemente sono l’opposto di cui affermiamo volere.

Due partner si incontrano portando con sé non solo i propri aspetti individuali ma anche tutta la loro storia, che va dalla nascita all'età adulta, sia la storia della propria famiglia.

I matrimoni dei propri nonni e genitori, ad esempio, offrono un modello di relazioni che spesso tendiamo a replicare oppure ad evitare, avendo osservato quanta sofferenza abbia provocato ai propri familiari.

Come detto la scelta di un partner è un processo complesso.

È vero, dunque, che ci si unisce con una persona simile a un proprio genitore?

La creazione della coppia è un evento importante del ciclo di vita di un individuo.

Ci si unisce all'altro con la speranza che vecchie ferite possano finalmente essere rimarginate, con il desiderio che il partner appaghi finalmente quei bisogni rimasti inespressi durante l'infanzia e nel rapporto con la famiglia.

Scegliere un partner simile ai genitori rappresenta dunque una sorta di sfida.

Inconsciamente la persona si chiede se finalmente riuscirà ad avere ciò di cui ha sempre avuto bisogno e che i propri genitori non sono riusciti ad offrirgli.

Se dovesse accadere, se i bisogno di amore, protezione e reciprocità fossero finalmente soddisfatti si potrebbe finalmente mettere a tacere un dubbio angosciante.

Il dubbio che se i nostri genitori non ci hanno dato l'amore necessario fu per colpa nostra, perché non meritevoli di quell’amore.

Nel ricercare gli aspetti negativi della propria madre o padre nella scelta del partner, la mente inconsciamente sta provando a rimettere in scena la relazione familiare per correggerle e finalmente “guarire”.

Scegliere un partner simile ai propri genitori rappresenta, inoltre, un qualcosa di rassicurante.

Nonostante, infatti, i problemi, i litigi, le insoddisfazioni vissute nel rapporto con loro, quella modalità di relazione è un qualcosa che si è inscritto in maniera profonda, viscerale.

È qualcosa che si conosce, che fa parte di noi.

Replicarlo in una relazione di coppia ci rassicura di sapere come muoverci, di sapere che cosa ci si possa aspettare dall’altro e, al contrario, è inutile aspettarsi.

Se, dunque, da una parte unirsi ad un partner simile ad un genitore rappresenta la sfida che finalmente qualcuno ci amerà, dall'altra è anche un replicare un rapporto conosciuto, che rassicura, a differenza dell'instaurare una relazione con una persona totalmente differente da ciò che conosciamo e a cui siamo abituati.

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Bibliografia

  • Ackerman N.W. (1999). Psicodinamica della vita familiare. Diagnosi e trattamento delle relazioni familiari, Bollati Boringhieri.
  • Caillé Philippe (2007). Uno e uno fanno tre. Quale psicoterapia per la coppia di oggi, Armando Editore.
  • Malagoli Togliatti et al. (2003). La psicoterapia con la coppia, Franco Angeli.
  • Scabini E., Iafrate R. (2003). Psicologia dei legami familiari, Il Mulino.


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