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Dott. Francesco Scaccia
Psicologo Psicoterapeuta
 
Francesco Scaccia Psicologo Psicoterapeuta
Il Disturbo Passivo Aggressivo
di Personalità
passivo-aggressiva
passivo-aggressiva

Le persone che presentano un Disturbo Passivo-Aggressivo di Personalità si caratterizzano per una forte ambivalenza.

Tali persone, infatti, tendono continuamente ad esprimere comportamenti e atteggiamenti opposti, come, ad esempio, mostrarsi al lavoro servizievoli verso il proprio capo per poi, successivamente, mostrare un forte risentimento e rancore nei suoi confronti.

Le caratteristiche che si riscontrano generalmente in questo disturbo di personalità sono le seguenti:

  • resistenza ad eseguire compiutamente i propri compiti sociali e lavorativi;
  • sentimenti persistenti di non essere capiti e apprezzati dagli altri;
  • litigiosità;
  • continue critiche e derisioni nei confronti delle autorità e dei propri superiori;
  • invidia e risentimento verso chi apparentemente è più fortunato;
  • tendenza a considerarsi sfortunati;
  • atteggiamento ostile verso gli altri seguito da successivo rimorso.

La Personalità Passivo-Aggressiva ha la tendenza costante a resistere alle richieste, seppur ragionevoli, degli altri, soprattutto se vengono da persone di maggior potere o autorità.

Sebbene appaiono ben disposti e collaborativi, tendono a resistere alle richieste degli altri in maniera indiretta.
Procrastinano, ad esempio, la consegna dei lavori, perdono continuamente quanto a loro viene prestato, si presentano in ritardo agli appuntamenti o si dimenticano degli impegni presi.

Queste persone sono generalmente pessimiste e tendono a prevedere catastrofi ed esiti negativi anche in situazioni che sembrano andare bene.
Questo li porta a non essere mai felici e soddisfatti di ciò che stanno vivendo. Ogni momento di serenità viene offuscato dal timore che si trasforma in certezza che tutto presto andrà male.

Tale costante negatività inizialmente può indurre gli altri ad avvicinarsi a loro nel tentativo di aiutarli e di incoraggiarli ma con il tempo tale atteggiamento pessimista genera rabbia negli altri poiché chi presenta una personalità passivo-aggressiva raramente riconosce l’aiuto ricevuto ma, anzi, tende a percepire intenti negativi in chi cerca di supportarli.

L’autostima di queste persone è generalmente bassa sebbene tendano a mostrarsi sbruffoni e sicuri di sé.

Tendono, inoltre, a dare la colpa dei propri insuccessi agli altri in un circolo vizioso che, se da una parte li aiuta a non sentirsi responsabili dei propri errori, dall’altra non permette loro di comprendere le vere ragioni li ha condotti all’insuccesso con un conseguente sentimento di impotenza di fronte alle avversità.

Alla base di questo disturbo di personalità si riscontra una forte conflittualità tra il bisogno di dipendenza e di essere accuditi dagli altri e il desiderio di affermazione individuale.

Le persone passivo-aggressive desiderano più di ogni altra cosa, infatti, essere autonome ed indipendenti ma, allo stesso tempo, temono che, una volta raggiunta l’emancipazione rimarranno sole con il pericolo di non essere capaci di badare a se stesse.

Questa ambivalenza li porta ad impegnarsi in attività che li possano aiutare a raggiungere la propria autonomia ma i loro timori e li inducono, in maniera inconsapevole, a mettere in atto comportamenti che in maniera indiretta boicottano i loro tentativi di conquistare la propria indipendenza.

Tra i comportamenti di autosabotaggio più comuni si possono indicare continue liti con il proprio capo che li portano a non raggiungere mai livelli lavorativi superiori o addirittura ed essere licenziati.

Un altro esempio tipico può consistere in una persona che si attiva continuamente nella ricerca di un lavoro, ricerca che si associa ad un sentimento di rabbia nei confronti del destino e di chi non li assume.
Tuttavia, quando finalmente qualcuno li chiama per fissare un colloquio possono dimenticarsi di andare all’appuntamento o arrivare così in ritardo da far indispettire il potenziale datore di lavoro.

Tali comportamenti generalmente sono attuati in modo inconsapevole.
La paura di non farcela, infatti, porta la loro parte di personalità più dipendente a boicottare inconsciamente la parte di sé che vuole affermarsi.

Se si ripercorre la storia di vita di queste persone solitamente si riscontra una prima infanzia felice, fatta di cure amorevoli ed affetto.

Tuttavia, questa serenità ad un certo punto della fanciullezza viene interrotta improvvisamente per un qualche motivo.
Una madre che torna al lavoro, una crisi tra i genitori o, ad esempio, la nascita di un fratello.

A questo punto, alle cure amorevoli si sono sostituite richieste irragionevoli da parte dei loro genitori che iniziarono a punirli severamente se non obbedivano o se eseguivano non in maniera corretta quanto a loro richiesto.

Tutto ciò genera nei futuri passivo-aggressivi un forte rancore verso le figure adulte che, invece di occuparsi di loro, si dimostrano trascuranti, esigenti e, in alcuni casi, sconsiderate.
Da tale rancore nasce il forte desiderio di emancipazione tipico di queste personalità.

Al rancore, tuttavia, si associa anche una profonda nostalgia per le cure ricevute in passato che induce in loro lo sviluppo del costante desiderio di trovare qualcuno che finalmente possa riconoscere e soddisfare i loro bisogni di accudimento.
Desiderio che li porta a boicottare ogni possibilità di indipendenza.

Sembra inoltre che nella loro famiglia venisse punita aspramente qualsiasi dimostrazione di rabbia come anche qualsiasi forma di autonomia.
Da adolescente, ad esempio, il futuro passivo-aggressivo poteva venire duramente rimproverato per i suoi comportamenti difformi dai valori familiare, o per le scelte che non riscontravano il consenso genitoriale.

Tutto ciò sembra spiegare la difficoltà nell’esprimere direttamente ed in maniera chiara la contrarietà e la rabbia.
Puniti se affermavano le proprie idee, ripetono da adulti tale comportamento esprimendo il proprio disappunto in maniera indiretta.

Le punizioni verso l’autonomia possono spiegare inoltre il desiderio di conquistare ciò che gli è sempre stato negato ma, allo stesso tempo, il timore che se raggiungeranno tale obiettivo possano ritrovarsi soli e puniti per il successo ottenuto.

Un percorso di psicoterapia può aiutare queste persone a comprendere le ragioni del proprio malessere e a raggiungere una maggiore consapevolezza dei propri comportamenti.
Da tale consapevolezza, con l’aiuto di uno psicologo, le persone con un disturbo passivo-aggressivo possono riuscire a modificare i propri comportamenti e atteggiamenti, conquistando un maggior controllo sulla propria vita e una maggior capacità di affermare i propri diritti e bisogni.

Dott. Francesco Scaccia
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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2000). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR), Raffaello Cortina Editore.
  • Benjamin Lorna (1999). Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità, Las.
  • Cancrini Luigi (2012)- la cura delle infanzie infelici. Viaggio nell’origine dell’oceano borderline, Raffaello Cortina Editore.
  • Lingiardi Vittorio (2204). La personalità e i suoi disturbi, il Saggiatore.

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