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Dott. Francesco Scaccia
Psicologo Psicoterapeuta
 
Dott. Francesco Scaccia Psicologo
La Melanconia
melanconia
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Capita spesso di utilizzare la parola “malinconia” come sinonimo di “melanconia”.
In effetti entrambe si riferiscono a stati psicologici negativi.

Con il termine melanconia, tuttavia, non si fa riferimento ad un semplice stato di tristezza ma ad una e vera e propria condizione clinica che rientra tra i disturbi depressivi.

La melanconia, infatti, è contraddistinta da un forte abbassamento dell’umore, scoraggiamento, ansia e perdita di ogni stimolo vitale.

Le caratteristiche della melanconia sono le seguenti:

  • costante senso di infelicità,

  • scoraggiamento,

  • perdita della speranza,

  • ansia costante,

  • desensibilizzazione corporea,

  • percezione che il tempo si sia fermato,

  • profonda perdita motivazionale.

Durante uno stato di melanconia è quasi impossibile mangiare, lavarsi, pensare, lavorare.
Ogni azione è vissuta come difficile, faticosa ed inutile.

Il senso di colpa è un tema costante nella persona melanconica.

La colpa può essere diretta indifferentemente verso se stessi, gli altri o verso la vita in generale.

Tipica degli stati melanconici sono le autoaccuse e l’attribuire a se stessi responsabilità enormi senza un reale agganciamento alla realtà.

Questo senso di colpa può spingere le persone a rinchiudersi in casa, nascosti da tutto e tutti.

Altro tema costante è il senso di rovina che si caratterizza per la convinzione di aver provocato a sé o ai propri cari danni inestimabili che compromettono il futuro senza possibilità di soluzioni.

In molti casi la morte è vissuta come qualcosa di desiderato, l’unico modo per mettere fine a questo stato di profonda tristezza.

La morte, inoltre, è anche considerata spesso la giusta punizione per le proprie colpe.

Questo costante desiderio di mettere fine alle proprie sofferenze può portare purtroppo queste persone a tentare il suicidio.

L’ipocondria è un altro elemento ricorrente nella melanconia.

Lo stato del proprio corpo è vissuto costantemente con forte ansia che spinge la persona ad una costante auto-osservazione della propria condizione di salute.

Come sottolineato da Freud, la melanconia è assimilabile al concetto di lutto.

La melanconia ed il lutto, infatti, hanno lo stesso elemento in comune, quello della perdita.

Il lutto rappresenta la condizione di sofferenza successiva alla perdita di una persona cara.

La melanconia si riferisce ad una perdita ancora più profonda.

La persona melanconica ha la percezione di aver perso l’amore.
Non si parla di una relazione con un partner ma della possibilità di poter mai essere amati da qualcuno.

La persona melanconica pensa, inoltre, di non meritare l’affetto di alcuno, nemmeno di se stesso.
Vive con la percezione di essere una persona ignobile.

Nonostante la melanconia rappresenti un grave stato depressivo, gli studi dimostrano la possibilità di cura attraverso una psicoterapia associato ad una cura farmacologica.

I farmaci permettono un rialzamento del tono dell’umore che aiuta a ritrovare l’energia sufficiente ad affrontare la propria sofferenza con l’aiuto di uno psicologo.

Attraverso una psicoterapia si riducono gli stati ansiosi, si riacquista la speranza e la motivazione al cambiamento e, soprattutto, la capacità di amarsi e giudicarsi meritevoli di amore.

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Bibliografia

  • Borgna E., "Malinconia", Feltrinelli,1992.

  • Gabbard G.L. (2007). Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina Editore.

  • Gozzetti G. (1996). La tristezza vitale, Marsilio.

  • Sigmund Freud (1978). Metapsicologia, Bollati Boringhieri.

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