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Dott. Francesco Scaccia
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Dott. Francesco Scaccia Psicologo
Le Emozioni 30.05.2020
emozioni
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Le emozioni sono un’esperienza spontanea che si può caratterizzare come piacevole o spiacevole, attivata da stimoli interni ed esterni.

La reazione a tali stimoli induce un insieme complesso di interazioni tra fattori soggettivi ed oggettivi che consistono in modificazioni fisiologiche, manifestazioni esterne, attivazione o inibizione del comportamento.

Il concetto di emozioni differisce dal concetto di umore.

L’umore, infatti, non è sempre legato ad una situazione specifica, esso è più persistente ed influenza maggiormente le modalità di pensiero che il comportamento.

Darwin fu uno dei primi a valutare il valore attivo delle emozioni.

Le emozioni, infatti, da un punto di vista filogenetico, hanno l’importante funzione di favorire la sopravvivenza.

Si pensi, ad esempio, alla paura che ci porta ad allontanarci dai pericoli.

La prima teoria sulle emozioni fu proposta da James e Lange.

Le emozioni, secondo questi studiosi, sarebbero la conseguenza diretta di modificazioni fisiologiche e atti comportamentali indotti da una situazione.

Uno stimolo attiverebbe delle modificazioni somatiche che verrebbero successivamente valutate cognitivamente. L’esisto di questa valutazione consisterebbe nell’esperienza dell’emozione.

Un rumore assordante (stimolo) indurrebbe una contrazione della mia muscolatura (reazione somatica).

Il cervello, a questo punto, analizzerebbe tale reazione collegandola allo stimolo che l’ha generata producendo così in me l’emozione della paura.

Tale teoria è stata criticata come troppo semplicistica.

Alcuni studiosi, infatti, hanno fatto notare come le modificazioni somatiche siano troppo lente per poter ipotizzare che siano antecedenti alle emozioni.

Nell'esempio riportato, infatti, la percezione di paura non si produce in me successivamente ma contemporaneamente alla contrazione dei miei muscoli.

Cannon Bard affermarono che le emozioni sono primarie alle modificazioni somatiche.

Riprendendo l’esempio precedente, la percezione di paura generata dal suono indurrebbe la contrazione della mia muscolatura al fine di fuggire dal pericolo.

Gli studiosi oggi tendono a considerare valide entrambe queste teorie.

La prima spiegherebbe le emozioni di base come paura o disgusto, la seconda invece, sarebbe alla base delle emozioni più complesse.

Si comprende, infatti, come di fronte a stimoli che possono mettere a repentaglio la vita sia necessario rispondere in maniera istantanea, ad esempio, fuggendo di fronte a qualcuno che vuole farci del male.

Una valutazione cognitiva della situazione farebbe perdere tempo prezioso alla messa in atto di comportamenti utili alla sopravvivenza.

La prima teoria spiega, inoltre, le manifestazioni emotive dei bambini.

Un neonato, infatti, non ha la capacità cognitiva per valutare il suo stato interiore e il contesto in cui si trova ma ha l'assoluto bisogno di manifestare il suo malessere al fine che gli adulti possono accorgersene, valutare la situazione e porre rimedio.

Le emozioni più complesse, invece, non sono legate direttamente alla sopravvivenza di un essere vivente ma, piuttosto, si associano alla modalità in cui questo sta nel mondo.

L'emozione della vergogna, ad esempio, è un'emozione secondaria frutto di una complessa valutazione.

Proviamo vergogna, infatti, solo successivamente ad aver valutato il nostro comportamento, quello degli altri, il contesto in cui ci troviamo.

Provare vergogna in maniera automatica sarebbe controproducente in quanto lo stesso comportamento può essere valutato in maniera differente a seconda delle situazioni.

L'essere umano, dunque, nasce provvisto già di alcune emozioni nucleari che poi nel corso dello sviluppo danno vita, attraverso varie integrazioni, ad emozioni sempre più complesse.

Le emozioni di base ed universali sono cinque:

  • paura

  • felicità

  • rabbia

  • tristezza

  • disgusto

Queste cinque emozioni, come detto prima, hanno un forte valore adattivo permettendo la sopravvivenza degli esseri umani.

Successivamente, durante lo sviluppo della persona, si vengono a creare le emozioni più complesse, frutto dell’esperienza, e specifiche per ciascun individuo e cultura.

Alcune delle emozioni secondarie sono:

  • invidia

  • vergogna

  • gelosia

  • speranza

  • nostalgia

  • rimorso

  • delusione

Se gli aspetti cognitivi, come abbiamo visto, hanno un ruolo nella produzione ed elaborazione delle emozioni, quest’ultime a loro volta hanno influenze dirette sulle capacità di pensiero.

Lo stato emotivo, infatti, influisce sulla nostra capacità di attenzione e concentrazione, sui ricordi e dunque sulla capacità di apprendimento, sull'abilità di risoluzione di problemi.

A questo punto si può parlare di sentimenti che sono la componente affettiva meno legata alla presenza di uno stimolo ed maggiormente legata alla cultura di riferimento.

L'espressione dei sentimenti, infatti, è molto legata alle norme sociali del contesto in si vive.

L’Intelligenza Emotiva è la capacità di riconoscere le proprie ed altrui emozioni, di controllare e regolare l'espressione emotiva, di sapersi motivare all'azione permettendo così la pianificazione di piani e scopi.
Comprende inoltre la capacità di gestione delle relazioni sociali e di empatia.

L’Allessitimia è, invece, una condizione patologica caratterizzata da ridotta consapevolezza delle emozione proprie e degli altri, difficoltà nella manifestazione e gestione delle emozioni.

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Bibliografia

  • Camaioni L. (1993). Manuale di psicologia dello sviluppo, Il Mulino.

  • Miller H. P.(2002). Teorie dello sviluppo psicologico, Il Mulino.

  • Vallar G.; Papagno C. (2007). Manuale di neuropsicologia, Il Mulino.

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