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Dott. Francesco Scaccia
Psicologo Psicoterapeuta
 
Dott. Francesco Scaccia Psicologo Psicoterapeuta
Solitudine e Tristezza 06.08.2018
solitudine
solitudine

Ritiratevi in voi ma prima preparatevi
a ricevervi, sarebbe una pazzia
affidarvi a voi stessi se non vi sapete governare.
C’è modo di fallire nella solitudine
come nella compagnia.
- Montaigne -

Nella società moderna, fatta di social network, può sembrare starno che le persone possano sentirsi sole.

La solitudine, in realtà, rappresenta una condizione psicologica che non per forza si collega alla presenza o assenza di persone attorno a noi.

La solitudine è un concetto che fa riferimento a due differenti dimensioni:

  • l’ aloneness, la solitudine come condizione oggettiva dell’essere soli,
  • la loneliness, la solitudine come condizione soggettiva.

La solitudine oggettiva non si collega necessariamente a stati di tristezza e angoscia, può essere, infatti, una condizione momentanea dovuta ad una scelta razionale.
In alcuni momenti, anche per lunghi periodi, si può scegliere di isolarsi ed interrompere la comunicazione con gli altri, ad esempio, durante un periodo di meditazione o mentre si sta preparando un importante esame universitario.

La solitudine soggettiva si riferisce, invece, alla sensazione personale di sentirsi soli, che può presentarsi anche quando si è in compagnia di qualcuno.

La solitudine, in entrambe le sue accezioni, può associarsi a stati più o meno gravi di malessere psicologico.

Quando la solitudine oggettiva si verifica non per una propria scelta ma come condizione imposta dagli altri si può tramutare in un’esperienza negativa, con ripercussioni sulla propria salute.

È stato dimostrato, ad esempio, che la presenza di relazioni interpersonali costituisce un importante fattore protettivo sull’insorgenza della depressione.

Il supporto sociale, infatti, ha un effetto di difesa dagli eventi stressanti della vita e facilita il superamento dei problemi quotidiani.

Il fattore centrale di prevenzione è rappresentato non tanto dal numero di relazioni che si intrattengono, quanto dal grado di vicinanza emotiva delle persone con cui ci si relaziona.

Avere molte relazioni superficiali può, infatti, non mitigare il sentimento interno di vuoto e di abbandono, tipico di una condizione depressiva.

Allo stesso tempo, concentrarsi in modo quasi simbiotico su un numero limitato di relazioni, ad esempio il proprio partner, può rappresentare un fattore di rischio qualora questi rapporti dovessero interrompersi.

La solitudine presenta anche elementi positivi.

Stare da soli offre la possibilità di riflettere su se stessi e sulla propria vita.

Momenti di solitudine possono aiutare a sviluppare un proprio pensiero individuale e a compiere scelte autonome non influenzate dagli altri.

È importante, dunque, distinguere tra una solitudine subita passivamente o imposta e una solitudine ricercata e scelta volontariamente.

Le persone oggi sembrano attanagliate dall’angoscia del vuoto e del silenzio.

Tale terrore li spinge a circondarsi di persone, suoni, immagini con lo scopo di riempire ogni spazio e momento e non dover così ritrovarsi soli con se stessi e con le proprie emozioni.

Il saper stare bene da soli è, infatti, il frutto di una sicurezza personale formatasi durante l’infanzia nel rapporto con i propri genitori.

Un attaccamento sicuro nell’infanzia offre la possibilità di ricordare l’oggetto amato, di accettare e affrontare il dolore della sua assenza.

Ma questo può avvenire solamente se si è introiettata e strutturata una presenza psicologica interna positiva della propria relazione con le figure di accudimento quando si era bambini.

In assenza di tale presenza positiva si corre il rischio di non riuscire a stare soli, con il risultato di essere totalmente dipendenti agli altri e dalla loro presenza.

Dott. Francesco Scaccia
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Bibliografia

  • Autori Vari (2012). “Solitudine e isolamento: patologie e sintomi” in Quaderni di Psicoanalisi e psicodramma analitico.
  • Boni Silvia (2010). “La solitudine e l’isolamento in adolescenza” in Profiling.
  • Bressi Cinzia et al. (2008). “Il paziente anziano e la patologia depressiva” in Rivista di psichiatria, 43, 1.
  • Del Grosso Paola T. (2008). “Il potere evolutivo della solitudine” in I volti del potere, XXIII Congresso Nazionale Istituto di Psicosintesi.

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