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Dott. Francesco Scaccia
Psicologo Psicoterapeuta
 
Dott. Francesco Scaccia Psicologo
Freud e la ricostruzione della memoria in analisi 01.10.2017
Freud e la memoria
Freud e la memoria

Freud, nel testo “Costruzioni nell'analisi”, descrive il lavoro dell'analista come un lavoro di ricostruzione.

Per Freud, infatti, l’analista non inventa niente.

L’analista, affidandosi a piccoli elementi (sogni, libere associazioni, ripetizioni di affetti all'interno della traslazione), aiuta il paziente a ritrovare un qualcosa di perduto, o meglio, qualcosa che inconsapevolmente aveva deciso di perdere.

L’analisi, dunque, come un lavoro che mira a far riemergere elementi psichici sepolti.

Il terapeuta dà la possibilità al paziente di ritrovare un qualcosa che in realtà non aveva mai perduto.
Il paziente scopre che ciò che disperatamente sta cercando è già in suo possesso, un qualcosa che produce effetti da un luogo lontano, invisibile, ma sempre attivo e dinamico: l’inconscio.

Freud paragona il lavoro dell'analista a quello dell'archeologo.

Entrambi, partendo da piccoli frammenti, giungono alla ricostruzione di un qualcosa che si era dato per perduto, di un qualcosa che invece è sempre stato presente ma non in maniera visibile, sotterrato e celato agli occhi dei più.

«Proprio come l'archeologo ricostruisce i muri dell'edificio dai ruderi che si sono conservati, determina il numero e la posizione delle colonne dalle cavità del terreno, e ristabilisce le decorazioni e i dipinti murali di un tempo dai resti trovati fra le rovine, così procede l'analista quando trae le sua conclusioni dai frammenti di ricordi, dalle associazioni e dalle attive manifestazioni dell'analizzato».

Proprio come in archeologia, uno dei compiti più difficili del loro lavoro terapeutico consiste nel riuscire a stabilire l'esatta epoca a cui appartiene il frammento recuperato. I ricordi, infatti, sono sottoposti a continue rielaborazioni all’interno del sistema mnestico.
Le nuove conoscenze modificano quelle acquisite precedentemente e, dunque, risulta molto difficile determinare con precisione la cronologia dei ricordi e associare loro una data precisa.

Come nel caso dei ricordi di copertura, al ricordo di un evento possono essere associati dettagli di episodi accaduti precedentemente o successivamente, anche con uno sbalzo temporale di diversi anni.

I ricordi si mescolano tra di loro e ciò rende arduo ricostruire un racconto della propria vita storicamente oggettivo.

In realtà, ciò che il terapeuta cerca di ricostruire in analisi non è tanto un passato oggettivamente reale e storicamente obiettivo.

Quello che conta in analisi è la ricostruzione di un ordine temporale di ciò che è stato vissuto dal soggetto, non tanto, dunque, quando un evento è stato vissuto ma quando questo, e l'atto emotivo associato, è stato rimosso e perché.

Freud sottolinea, infatti, che la memoria umana conserva non una copia della realtà, quanto l'interpretazione che di essa il soggetto ha dato, le percezioni che egli ha vissuto.

In analisi si scopre che i ricordi falsamente cancellati si ripresentano nei sogni, nelle modalità di relazionarsi con gli altri, nei comportamenti quotidiani.
Il compito finale dell'analisi è dunque quello di permettere al paziente di rinunciare alla proprie rimozioni, ripristinare i ricordi dimenticati ed i moti affettivi a questi collegati.

La psicoanalisi perciò, secondo Freud, può agire direttamente sulla memoria, può modificare i processi mnestici dei pazienti, modificare l'organizzazione e lo stato di attivazione dei ricordi.

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Bibliografia

  • Freud Sigmund (1969). Introduzione alla psicoanalisi. Prima e seconda serie di lezioni, Torino, Bollati Boringhieri.
  • Freud Sigmund (1979). Opere complete, vol. XI: L'uomo Mosè e la religione monoteista e altri scritti, Torino, Bollati Boringhieri.
  • Mancia Mauro (2004). Sentire le parole. Archivi sonori della memoria implicita e musicalità del transfert, Torino, Bollati Boringhieri.
  • Scalzone Franco (2000). "Note storico-critiche sul concetto di «memoria» in Freud", Psiche, vol. 2, 21-37.

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