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Dott. Francesco Scaccia
Psicologo Psicoterapeuta
 
Dott. Francesco Scaccia Psicologo
Il Disturbo Dipendente di Personalità 06.10.2017
Persona incatenata
Persona incatenata

Il Disturbo Dipendente di Personalità si configura come una modalità costante di ricerca della protezione e cura da parte degli altri.
Questa ricerca è costante e pervasiva.

La persona, infatti, sente di non essere al sicuro nell’agire in autonomia e per questo richiede la presenza costante dell’altro.

Alla base di questo disturbo vi è un deficitario senso di autostima.

Le persone dipendenti si considerano incapaci e dubitano totalmente delle proprie capacità.

A causa della sfiducia in se stessi, tendono ad essere sottomesse e vivono perennemente nella preoccupazione di perdere l’accudimento dell’altro.

Di seguito sono elencate le caratteristiche del Disturbo Dipendente di Personalità come indicate dall’Associazione Americana di Psichiatria:

  • richiesta eccessiva di consigli e rassicurazioni prima di prendere una decisione;
  • delega agli altri della responsabilità per settori importanti della propria vita;
  • difficoltà ad esprimere il proprio disaccordo per il timore di perdere il supporto degli altri;
  • mancanza di autonomia nella maggior parte delle attività;
  • accettazione di qualsiasi cosa, anche spiacevole, pur di non perdere l’accudimento e il supporto dell’altro;
  • sensazione di disagio e di essere indifesi quando si è soli;
  • dopo la fine di una relazione intima, ricerca immediata di un nuovo rapporto;
  • timore non realistico di essere lasciati soli.

Le persone con un Disturbo Dipendente di Personalità, a causa della poca fiducia in se stesse e nelle proprie capacità, tendono ad appoggiarsi agli altri, con una forte limitazione della propria autonomia.

Questa sfiducia li porta a cercare protezione continuamente e a desiderare che siano gli altri a scegliere per loro.

Tendono ad essere passivi e a lasciare che siano gli altri a prendere l’iniziativa, con il rischio di ritrovarsi a dover accettare attività e lavori che detestano.

Sebbene le persone dipendenti possano essere competenti in contesti in cui è richiesto di seguire delle regole rigide, nelle situazioni in cui viene richiesta iniziativa personale o scelte indipendenti, le loro capacità possono risultare compromesse per l’eccessiva ansia di commettere errori e non saper svolgere il compito assegnato.

Vivono nell’ansia costante di essere lasciati soli a badare a se stessi.

Oltre a stati di ansia, inoltre, spesso manifestano sintomi depressivi più o meno gravi e manifestazioni psicosomatiche.

L’ipotesi che è stata proposta alla base di questo disturbo è che, nella prima infanzia, il futuro dipendente abbia ricevuto cure amorevoli dai propri genitori.
Tuttavia, questo accudimento benevolo si è protratto ben oltre il necessario.

Nonostante il passare degli anni, al bambino è stata data una protezione eccessiva.

Questa ipercura da parte degli adulti sembrerebbe avergli impedito di acquisire sicurezza nelle proprie capacità.

Un esempio di cura eccessiva può essere il seguente.

Pulire il viso sporco di pappa al proprio figlio di 1 anno è un gesto di cura amorevole.
Continuare a pulirlo anche quando il figlio ha 7 anni, nonostante sia in grado di farlo da solo, è un gesto di iperaccudimento.
La conseguenza di questa protezione eccessiva è che a questo bambino verrà inviata un’immagine di sé come persona incompetente e che necessita che gli altri si occupino di lui.

Il bambino iperprotetto potrà diventare un adulto non autonomo e sempre alla ricerca di protezione e cura da parte degli altri.

L’eccessiva protezione, infatti, si trasforma in controllo.

La persona con Disturbo Dipendente di Personalità ha, infatti, imparato a sottomettersi e continuerà a farlo perché si giudica incapace di prendersi cura di se stesso.

Il dipendente crede che la sottomissione sia l’unico modo per ricevere cura e protezione.

Può giungere ad accettare qualsiasi richiesta da parte degli altri pur di non perdere la loro protezione.

Potrà addirittura tollerare di essere sfruttato e maltrattato perché giudicherà questo come il giusto prezzo da pagare pur di non rimanere solo.

La psicoterapia può rappresentare, per queste persone, lo strumento ideale per riuscire a modificare la propria dipendenza relazionale.

Un percorso di psicoterapia può aiutare il dipendete a sviluppare nuove modalità di relazionarsi agli altri.

Permettendogli di riconoscere il proprio valore e le proprie risorse è possibile dar loro l’opportunità di non dover per forza affidarsi totalmente all’altro.

La psicoterapia permette di passare da una posizione di sottomissione passiva ad una modalità di relazionarsi agli altri caratterizzata dalla parità di valore e potere.

Il primo passo è sicuramente quello di riconoscere la propria dipendenza e di chiedere aiuto, così da poter finalmente sperimentare la libertà di scegliere il meglio per sé.

Dott. Francesco Scaccia
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Bibliografia

  • America Psychiatric Associatione (2014). DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
  • Benjamin Lorna Smith (1999). Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità, Las.
  • Lingiardi Vittorio (2004). La personalità e i suoi disturbi, Il Saggiatore.

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