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Dott. Francesco Scaccia
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Dott. Francesco Scaccia Psicologo
La Teoria dell'Attaccamento: il legame genitori-figlio 03.05.2017
genitori e figlio
genitori e figlio

Numerosi studiosi hanno cercato di comprendere che cosa ci sia alla base del legame tra genitori e figli.
I primi psicologi ritenevano che questo legame, che si stabilisce nei primi giorni di vita del piccolo, dipendesse dal fatto che gli adulti, in genere la madre, fornisse nutrimento.
Tuttavia, vari ricercatori, attraverso esperimenti e osservazioni del comportamento animale, giunsero a conclusioni differenti, dimostrando che ciò che spinge i piccoli a ricercare un legame con la madre non è la necessità di cibo ma il bisogno di cura e protezione.

Ad esempio, gli esperimenti sulle scimmie di Harry Harlow, uno psicologo statunitense, sono tra i più famosi e dimostrano chiaramente l’importanza dell’affettività nel rapporto genitore-figlio.
Harlow separò dei cuccioli di scimmia dalle madri e li inserì in delle gabbie dove all’interno erano presenti delle sagome che rappresentavano delle scimmie adulte, alcune di ferro con un biberon attaccato, altre ricoperte da una stoffa calda ma senza biberon. Harlow osservò che i cuccioli si avvicinavano alle finte madri di ferro solo per mangiare ma passano la maggior parte del tempo a contatto con le finte madri ricoperte di stoffa.
Inoltre, quando i cuccioli venivano spaventati o avevano bisogno di conforto, si aggrappavano alla “mamma” di peluche, evidenziando che si era creato un legame indipendente dal ricevere nutrimento.

Rifacendosi a questi esperimenti, John Bowlby, psicoanalista britanico, mise a punto una teoria che spiega lo sviluppo del legame che si instaura fra madre e bambino.
Nella teoria dell’attaccamento di Bowlby, il rapporto madre-bambino è definito come un comportamento innato, a base biologica, che spinge i piccoli a creare un forte rapporto con una figura di riferimento per ottenere non solo la soddisfazione dei bisogni primari come il nutrimento, ma anche e soprattutto conforto e protezione nei momenti di pericolo e stress.
Bowlby inoltre ha dimostrato che con il passare del tempo si crea una vera e propria connessione tra il comportamento del neonato e dell’adulto e il bambino impara a prevedere come il genitore risponderà ad un suo comportamento. Si vengono così a stabilire nel bambino dei modelli operativi interni che guidano il suo comportamento in situazioni nuove e potenzialmente pericolose: se il bambino ha fatto esperienza di un genitore accudente, quando sarà triste o spaventato ricercherà la vicinanza dell’adulto; qualora il bambino abbia fatto esperienza di un genitore assente, imparerà a doversela cavare da solo, anche in situazioni pericolose che potrebbero nuocere alla sua salute fisica o psichica.
Ricerche successive, condotte principalmente da Mary Ainsworth, collaboratrice di Bowlby, hanno consentito di individuare 4 tipologie o stili di attaccamento che descrivono il tipo di legame costituito tra la madre e il bambino:

  • Attaccamento sicuro: i bambini che hanno esperito una madre sensibile e protettiva sviluppano la capacità di usare la madre come base sicura da cui potersi allontanare per esplorare il mondo, ad esempio andare all’asilo, e da cui poter tornare in caso di pericolo per ricevere accudimento e protezione.
  • Attaccamento insicuro-evitante: i bambini che hanno esperito continuamente il rifiuto da parte della madre dei propri bisogni affettivi tendono a sviluppare comportamenti che esprimono falsa autonomia e soppressione delle proprie emozioni e a mantenere una certa distanza dagli altri per la paura di venire rifiutati.
  • Attaccamento insicuro-ambivalente: bambini che hanno fatto esperienza di madri ambivalenti ed imprevedibili che alternano momenti in cui appaiono apprensive e attente ai propri figli e momenti in cui rifiutano con rabbia il bambino. Questi bambini sviluppano una certa aspettativa di essere accuditi, speranza che viene spesso inattesa e per questo tendono a manifestare comportamenti aggressivi verso gli altri come risposta alle continue frustrazioni.
  • Disorganizzato: in situazioni di maltrattamento fisico e/o psicologico i bambini manifestano comportamenti ambivalenti, da un lato ricercano la cura dalle figure di attaccamento ma poiché queste stesse figure sono causa di sofferenza e paura tendono a rifiutare il loro aiuto, mostrando comportamenti aggressivi o di blocco comportamentale ed emotivo.

Il sistema dell’attaccamento è, dunque, finalizzato all’ottenimento di aiuto e vicinanza protettiva da parte di un’altra persona individuata come potenzialmente idonea. Il sistema si attiva in situazioni di paura e sofferenza guidando la persona a ricercare protezione dall’altro nella modalità appresa nella propria infanzia.

Da questo si può comprendere come stili di attaccamento disfunzionali, come l’attaccamento evitante o disorganizzato, possano contribuire allo sviluppo di vere e proprie psicopatologie. Una persona con un attaccamento evitante, ad esempio, nella relazione con i propri genitori ha appreso ad inibire le proprie emozioni. Tuttavia, in situazioni di forte stress tale meccanismo di silenziamento dell’affettività può cedere e la persona si può ritrovare a non saper gestire l’emergere delle proprie emozioni, mettendo in atto così agiti aggressivi verso sé o verso gli altri.

La Teoria dell’attaccamento sottolinea dunque quanto sia importante porre attenzione e cura al legame che un genitore instaura con il proprio figlio fin dai suoi primi giorni di vita.
Bowlby, inoltre, ha confermato la necessità di aiutare e sostenere le famiglie in situazioni particolarmente problematiche, per aiutare i genitori a creare un legame forte e funzionale con il proprio piccolo e per prevenire la possibilità dello sviluppo di gravi psicopatologie nel futuro adulto.

La psicoterapia familiare ad indirizzo sistemico-relazionale si è dimostrata particolarmente efficace in situazioni di difficoltà familiare. Lo psicoterapeuta, infatti, lavorando con l’intero nucleo familiare, ha la possibilità di osservare direttamente la qualità del legame genitore-figlio e ciò permette di far emergere le potenzialità innate in ogni rapporto e di individuare modalità relazionali nuove e più funzionali.

Dott. Francesco Scaccia
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Bibliografia

  • Attili Grazia (2007). Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente. Normalità, patologia, terapia, Milano, Raffaello Cortina Editore.
  • Camaioni Luigia (1993). Manuale di psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino Editore.
  • Miller Patricia (2002). Teorie dello sviluppo psicologico, Bologna, Il Mulino Editore.

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