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Dott. Francesco Scaccia
Psicologo Psicoterapeuta
 
Dott. Francesco Scaccia Psicologo
ADHD
Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività
30.10.2017
Bambino ADHD
Bambino ADHD

La caratteristica principale del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è un comportamento caratterizzato, come dice il nome stesso, da disattenzione, iperattività o impulsività che influiscono negativamente nella vita del soggetto.

Tipica è la mancanza di perseveranza nelle attività che richiedono un impegno cognitivo prolungato e la tendenza a passare da un compito ad un altro senza completarne nessuno.

Per porre una diagnosi di ADHD alcuni sintomi devono essere già presenti prima dei 12 anni.

Inoltre, i comportamenti disfunzionali devono presentarsi in svariati contesti e situazioni. Non si può parlare di ADHD, quindi, se i sintomi si presentano esclusivamente in un ambito specifico di vita del bambino o del ragazzo, ad esempio, solo a scuola.

I sintomi tipici di disattenzione sono:

  • ricorrenti errori di distrazione nello svolgere i compiti di scuola o di lavoro;
  • difficoltà di organizzazione delle varie attività e di ciascun specifico compito da svolgere;
  • difficoltà nello svolgere compiti che richiedono concentrazione prolungata;
  • tendenza a distrarsi facilmente
  • difficoltà a portare avanti conversazioni prolungate.

Indici ricorrenti di iperattività o impulsività sono:

  • difficoltà a rimanere seduto per lunghi tempi (ad esempio durante le lezioni di scuola);
  • difficoltà ad eseguire giochi o attività tranquille;
  • tendenza a parlare in modo eccessivo;
  • difficoltà nell’attendere il proprio turno;
  • tendenza ad interrompe gli altri mentre parlano;
  • eccessiva invadenza interpersonale;
  • comportamenti impulsivi o irrazionali, agiti senza premeditazione.

A causa delle difficoltà di concentrazione e attenzione ai particolari, i bambini o i ragazzi che presentano ADHD possono mostrare difficoltà scolastiche.

Tali problematiche generalmente non sono dovute ad un disturbo dell’apprendimento o a disabilità intellettive, ma ad una difficoltà, che il disturbo comporta, a seguire le modalità educative della scuola tradizionale.

Questo disturbo può portare questi soggetti ad essere rifiutati dai propri coetanei.
I compagni di scuola o di gioco, infatti, posso vivere con difficoltà la tendenza di questi bambini a non seguire le regole, a non rispettare il proprio turno e la loro eccessiva parlantina.

Vari studi hanno sottolineato come il rifiuto sociale possa indurre nei ragazzi con ADHD stati depressivi, abbandono scolastico, delinquenza.

Ad oggi non ci sono teorie condivise sulle cause di questo disturbo.

La genesi di questa sindrome sembrerebbe comprendere più fattori:

  • genetici;
  • ambientali;
  • clima familiare;
  • eventi specifici che possono predisporre al disturbo.

Spesso sono stati riscontarti sintomi simili nelle madri o nei padri di questi bambini.

Inoltre, in questi genitori sono stati individuati alti livelli di stress, sensazione di incompetenza genitoriale, relazioni conflittuali tra coniugi e tra genitori e figli.

Le relazioni e lo stile educativo all’interno della famiglia non è considerato causa del disturbo, ma possono influire nel mantenimento dei sintomi o in un loro aggravamento.

Ad oggi è ancora acceso il dibattito sui possibili trattamenti di questo disturbo, soprattutto per quanto riguarda la necessità o meno di terapie farmacologiche.

Tale difficoltà nasce anche dalla mancanza di chiarezza nei criteri necessari per diagnosticare questa sindrome.
Ambiguità che può portare a diagnosticare ADHD anche bambini che non hanno questo disturbo.

Da quanto affermato si evince la necessità di predisporre percorsi terapeutici flessibili che si adattino ad ogni specifica situazione.

Percorsi caratterizzati da un approccio multidisciplinare a questo disturbo, con un lavoro sinergico di più operatori specializzati:

  • neuropsichiatra che valuti la necessità o meno di una terapia farmacologica;
  • psicoterapeuta che prenda in carico l’intero sistema familiare;
  • educatore.

Se necessario anche:

  • logopedista;
  • neuromotricista.

L’importanza di una psicoterapia familiare emerge dalla constatazione che, spesso, la difficoltà di contenimento dei figli e la difficoltà far rispettare loro le regole, può indurre negli genitori alti livelli di stress e sentimenti di non essere un bravo padre ed una brava madre.

La psicoterapia è importante anche per il bambino o il ragazzo.

Spesso, infatti, si riscontrano alti livelli di ansia e depressione.
Tipico è, inoltre, il sentimento di essere un bambino cattivo che nasce dal rifiuto dei compagni e dai continui rimproveri che riceve da genitori ed insegnanti, a causa del suo comportamento.

Essenziali sono anche i percorsi psicoeducativi per genitori ed insegnanti, che permettono loro di apprendere le modalità migliori di relazionarsi a bambini con ADHD e sistemi educativi più adatti alle loro difficoltà.

Dott. Francesco Scaccia
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Bibliografia

  • America Psychiatric Associatione (2014). DSM-5, Milano, Raffaello Cortina Editore.
  • Ammanniti Massimo (2001). Manuale di psicopatologia dell’infanzia, Milano, Raffaello Cortina Editore.
  • Psicobbiettivo – Rivista di psicoterapie a confronto, Anno XXXII, n.2, Milano, Franco Angeli.

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